Non mangiamoci le parole: alcuni modi di dire legati al cibo


cibo

Il cibo ha un ruolo molto importante nella vita degli italiani. Amiamo mangiare e farlo bene, è un’occasione di relax, di convivialità, di piacere, di socializzazione e non a caso l’Italia è famosa nel mondo anche per la bontà del cibo e la salutare cucina mediterranea. La lingua italiana è, forse anche per questo, piena di modi dire legati al cibo. Li conoscete già? Vediamone insieme alcuni che sentirete spesso ripetere nel corso delle conversazioni.

  • Starci come i cavoli a merenda: avete mai provato a mangiare dei cavoli per merenda? Beh speriamo di no perché può essere indicato un tè con i biscotti, un panino, uno yogurt ma i cavoli proprio no! Quindi si usa questa espressione per indicare una situazione o una persona che non c’entra niente con il contesto in cui si trova, non è adeguata.
  • Starci come il cacio sui maccheroni: esattamente al contrario il cacio (che è un tipo di formaggio) sta molto bene sui maccheroni, li insaporisce e li completa. Usare questa espressione significa quindi, al contrario dei cavoli a merenda, affermare l’adeguatezza di una situazione.
  • Dire pane al pane, vino al vino: significa essere schietti e diretti in una conversazione, andare dritti al “nocciolo della questione” e dire quello che si deve dire senza inutili giri di parole.
  • Essere come il prezzemolo: vuol dire stare sempre in mezzo nelle situazioni, essere ovunque, sempre presente in considerazione del fatto che il prezzemolo è un ingrediente molto utilizzato nella cucina italiana.
  • Essere dolce come il miele: questa si capisce facilmente,no? È un complimento fatto ad una persona molto dolce e carina.
  • Essere una testa di rapa o essere un broccolo: ecco questi invece non sono affatto complimenti! Hanno un’accezione negativa e si usano per indicare una persona poco sveglia, poco intelligente, che capisce lentamente le cose.
  • Essere un salame: anche questo non è un complimento, nonostante il salame possa essere un cibo molto buono ed appetitoso. Si usa anche questo per indicare una persona un po’ tonta, non molto sveglia e poco intraprendente.
  • Vestirsi a cipolla: modo di dire usato spesso in occasione delle mezze stagioni (autunno e primavera) in cui la temperatura cambia molto rapidamente e non sapendo mai come vestirsi per non avere troppo caldo o troppo freddo ci si veste a strati come una cipolla.

    cipolla

  • Fare un minestrone: mettere insieme argomenti/cose o persone variegate e che c’entrano poco tra loro.
  • Avere le orecchie o gli occhi foderati di prosciutto: ignorare, non vedere o non sentire quello che invece è evidente a tutti gli altri.

Ne conoscevate già qualcuno? Ve ne vengono in mente altri che avete sentito durante una conversazione?


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