Ma il latino (non) è una lingua morta?


Quante volte vi è capitato di leggere o ascoltare una frase in latino, e cercare di comprenderne il significato reale, o scoprirne l’origine storica? Bene, se pensate che il latino sia una lingua morta forse dovreste ricredervi. Ci sono numerose espressioni divenute ormai celebri che fanno parte della nostra quotidianità. Ricorriamo a queste frasi spesso senza pensarci, altre volte attingiamo a questo vocabolario per darci un tono, e arricchire i nostri discorsi con una certa enfasi. Non è vero?

Ritratto di 'Orazio' di Giacomo Di Chirico.

Ritratto di ‘Orazio’ di Giacomo Di Chirico.

Avete mai sentito parlare di Orazio per esempio? Il suo “carpe diem” significa “cogli il giorno”. Viene tradotta con “cogli l’attimo”, ovvero “cerca di vivere il presente pienamente senza pensare al futuro”. Una frase semplice e diretta che però nasconde una vera e propria filosofia di vita e di pensiero. Orazio, poeta romano del I sec. a.C., infatti, nella sua raccolta poetica Odi racchiude il senso della sua riflessione sulla vita umana e sull’imprevedibilità del futuro, interrogandosi sulla felicità dell’essere umano. Questa tematica ricorre anche nel film “L’attimo fuggente” di Peter Weir, interpretato da Robin Williams nel 1989.

Un’altra grande personalità latina, Seneca, il poeta e filosofo nato nel 4 a.C., ci ha lasciato invece un’altra celebre espressione a cui possiamo ricorrere ogni qualvolta che la via per la realizzazione dei nostri obiettivi è abbastanza difficile e irta di ostacoli. ! “Per asperam (sic itur) ad astra” vuol dire proprio “attraverso le asperità alle stelle”, per dire che la via che porta agli obiettivi, alla virtù o alla meta, può essere piena di ostacoli (Through hardships to the stars). Il verso è ricavato dall’Hercules Furens, una tragedia scritta da Seneca in età avanzata e che ha come protagonista Ercole, eroe mitologico famoso per le sue celeberrime “fatiche”.
Come dargli torto dopo secoli di distanza?

E se da una parte c’è Orazio che invita a godersi la vita in tutte le sue opportunità perché il futuro è incerto, come ricorda anche nell’Ottocento il famoso Giacomo Leopardi, dall’altra parte troviamo un’espressione che invita al contenimento e alla mediazione tra gli eccessi: “in medio stat virtus”, ovvero “la virtù è nel mezzo”. La locuzione latina invita a cercare un equilibrio tra gli estremi, evitando le esagerazioni, come modello virtuoso di azione e pensiero. L’espressione è legata ai filosofi medievali, ma già Aristotele nell’Etica Nicomachea parlava dell’importanza del cercare un equilibrio evitando gli eccessi nelle situazioni più svariate.

E nel Seicento, ormai in età moderna, il famoso filosofo Cartesio ricorse al latino per esprimere con forza l’importanza del pensiero. “Cogito ergo sum” vuol dire “penso, dunque sono”, ovvero “se penso vuol dire che esisto”. Così, in questa attività del pensiero umano, Cartesio fonda la sua filosofia sull’uomo come soggetto pensante ed esistente. Non sarebbe male se anche oggi potessimo ricorrere a questa formula per riconoscere gli intelletti pensanti da quelli che agiscono senza riflettere.

Insomma, forse è proprio il caso di dirlo che il latino potrebbe essere ancora una lingua viva e vegeta, e in grado di resistere ancora per molto tempo.

Ritratto di René Descartes di Frans Hals.

Ritratto di René Descartes di Frans Hals.


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