L’italiano e il dialetto romanesco


Passeggiando per la città, frequentando bar e ristoranti, facendo la spesa al supermercato, parlando con le persone vi sarete sicuramente accorti di come l’italiano standard a Roma venga accompagnato dal dialetto romanesco in modo molto frequente.

Praticamente qualche parola in romano scappa a tutti prima o poi! Se state già familiarizzando abbastanza bene con l’italiano probabilmente capite la maggior parte delle parole che vengono dette o almeno ne avete un’idea piuttosto precisa visto che il romanesco è uno dei dialetti più comprensibili in Italia perché la struttura della frase rimane sostanzialmente la stessa e a cambiare sono le parole (siete stati fortunati!).

Alberto Sordi

Alberto Sordi

Avete mai visto (e capito) un film con Alberto Sordi, con Carlo Verdone o con Gigi Proietti?

Sono esempi di grande comicità e verve in dialetto romano. Alcune parole, espressioni e modi di dire sono infatti divertentissimi – a volte molto coloriti – e tipici della bonarietà e schiettezza dei romani. Tra i grandi della letteratura sono invece da non perdere Trilussa e Gioacchino Belli con le loro poesie in dialetto doc.

Vi sarete già accorti che il romanesco è caratterizzato per lo più da elisioni (ovvero troncature) nei sostantivi e nei verbi, da raddoppiamenti delle consonanti, da scarso uso dei tempi verbali e dall’indebolimento della doppia “r”. “Che stai a ffa’ “al posto di “cosa stai facendo?”, “Voglio dormi’” invece di “voglio dormire”, “oggi sono libbero”, “’sta pasta è proprio bbona” invece di questa pasta è molto buona”, “Devo fa’ quarche ccosa” al posto di “devo fare qualche cosa”, ho fatto un erore, “ ce so’ cascato in pieno” invece di “ci sono caduto in pieno”, “stavo a scherza’’” invece di “stavo scherzando”, “gnaa faccio” invece di “non ce la faccio” e così via. Ne avrete sicuramente già sentite tante.

Vogliamo parlare dei modi di dire romani? Ce ne sono un’infinità e alcuni sono delle vere perle, invenzioni divertenti e degne di nota, alcune usate molto spesso e altre meno. Conoscere qualcuna può essere utile come nota di folklore e anche per trovarvi a vostro agio in una conversazione tra romani:

Giuseppe Gioachino Belli

Giuseppe Gioachino Belli

  • M’è preso un abbiocco” è un’espressione utilizzata per esprimere il sonno da cui si viene colti dopo mangiato, in particolare dopo pranzo, e che induce al riposino.”
  • Ti ho preso cor sorcio in bocca”: si utilizza per esprimere l’aver colto qualcuno sul fatto, intento a fare qualcosa che non doveva.
  • Me sto a morì de pizzichi”: significa annoiarsi mortalmente, essere in una situazione senza stimoli e senza interesse.
  • Consolarsi con l’ajetto“: ricorrere a soluzioni poco efficaci per affrontare una delusione o un problema, come ad esempio curare una malattia utilizzando l’aglio.
  • Voglia de lavora’ sartame addosso”: espressione usata quando una persona non ha la minima voglia di lavorare
    Essere anticaja e petrella/essere dell’epoca di Checco e Nina: espressione utilizzata per indicare qualcosa o qualcuno molto vecchio ed obsoleto, appartenente ad un’imprecisata epoca antica.

Sui modi di dire romani potremmo scrivere un libro intero, ce ne sono davvero tantissimi ognuno con una sua particolarità ed un suo aspetto divertente. Per approfondimenti vi basta andare in giro per la città nei quartieri più popolari e fermarvi a parlare con qualche persona più anziana, scoprirete un mondo!


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